Mo sto (dal) vivo: l’evento in collaborazione con Bquadro pub

mostovivo dal vivo

Gli eventi Mostovivo

Non ci stancheremo mai di dirlo perché è proprio la nostra missione: il vino, anzi meglio, il buon vino va raccontato. Ci piace conoscere fino alla vigna, diventare degli ambasciatori di quel vino di qualità che alle volte abbiamo anche l’onore di poter rappresentare direttamente.

Dopo di che la nostra missione continua a braccetto con il mondo ho.re.ca. ovvero quell’insieme fatto di hotel, ristoranti, catering e in generale professionisti del mondo del mondo del beverage.

Ma come anche abbiamo detto in altre occasioni, noi non siamo dei meri distributori che trasportano il prodotto. Dopo aver portato il professionista alla conoscenza di un brand e averlo ispirato nell’acquisizione di quest’ultimo, ci piace continuare ad essere lì e, laddove possibile, aiutare a raccontare il brand stesso.

È così che nasce l’idea degli eventi Mostovivo: delle serate speciali dove possiamo raccontare le nostre storie di vino direttamente ai clienti. L’esperienza dell’evento Mostovivo è quindi un percorso enogastronomico guidato e studiato dal nostro frontman e speaker Simone al fine di rendere la solita “cena” un momento da ricordare.

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Il partner di dicembre: Bquadro

 Dicembre è stata la volta di collaborare con un carissimo amico che poi è diventato un nostro cliente: Cristian, titolare del pub Bquadro al Quadraro, cuore pulsante di un quartiere che a Roma è simbolo e storia di quella romanità che fonde il confine del sentimento territoriale con quello della fede calcistica che porta i colori della città stessa. E Cristian è l’anima e l’emblema del suo locale, uno che ti fa girare il personale con magliette che recitano ‘Chi nasce a Monterotondo non po morì ar Quadraro’! Sociologi da Benedict Anderson al più romano e romanista Valerio Marchi ci avrebbero scritto fiumi su una maglietta così…quando si dice sentire un’identità!

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Il Bquadro nasce come birreria e già in partenza si poneva come obiettivo quello di andare a fare ricerca e scouting in un mondo, quello della birra, che ci è cugino e che rispettiamo e amiamo. Diciamocelo chiaramente, la birretta ce la facciamo anche noi! Però anche in quel caso è bello avere persone professionali come Cristian con cui potersi confrontare e che ti sanno indirizzare nella scelta. Il Bquadro ha poi recentemente deciso di ampliare la sua offerta inserendo una nicchia selezionata di vini che controbilanciassero l’offerta qualitativa già presente con la birra e hanno deciso di scegliere tra i nostri prodotti. Alla selezione dei vini il pub è andato anche ad integrare con un recente cambio dietro le quinte della cucina, arricchendo enormemente quella che è  l’offerta culinaria.
E allora ci siamo detti: e facciamo st’evento oh!

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La serata

Ci siamo messi seduti con Cristian e il suo chef Edoardo per creare il menù. Doveva essere buono sì ma bisognava anche sfidare e portare i presenti ad addentrarsi dove da soli non sarebbero andati.

In partenza avevamo uno splendido Arneis figliolo bianco dei fratelli Molino che nel cuore del Piemonte, a Treiso dove il barbaresco la fa da padrone, ti tirano fuori un vino che dell’arneis docile e gentile non ha più niente. Profumi ricchi profondi, frutte che strizzano l’occhio alla tropicalità e fiori bianchi intensi dal giglio al fiore d’arancio senza perdere una nota garbatamente erbacea nel finale.

Se ci giochiamo con le temperature poi, allora lì è dove davvero possiamo far divertire i presenti. E quindi, temperatura di servizio medio-alta sugli 8 gradi profumi potenti e un marriage studiato con un flan di zucca arricchito con crema al taleggio e funghi porcini in cima. Game, set, match. Ah no, era solo l’antipasto!

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Sul primo con Edoardo abbiamo voluto davvero fare i cattivi: ‘ci mettiamo i carciofi? Eddai, sono di stagione, sono buoni, sono romani e poi passano sempre per essere impossibili da abbinare’ E va bene!
Andiamo di nuovo a bussare alla porta di Molino questa volta per scegliere il loro blend di Barbera e Nebbiolo: Il Selvaggia. Selvaggia, come la sua etichetta, è un dolce bacio, un incontro d’amore tra due uve che da sempre fanno scuola in Piemonte. L’incontro tra lo yin e lo yang, barbera e nebbiolo, il giorno e la notte, austero e incisivo il nebbiolo, schietta e gentile la barbera.

Si dice del carciofo che sia difficile da abbinare perché è minerale e col tannino amplifica l’astringenza e bla bla bla…basta libri di carta stampata però. La pratica prima della teoria in questo caso. E allora, il carciofo lo frulliamo e aggiungiamo la succulenza di una pasta fatta a mano acqua e farina, uno scialatiello, grassezza e dolcezza di un guanciale appena scottato, un po’ di pecorino per giocare con la sapidità del vino…e ciaone! Un piatto e un vino che si incontrato, si scontrano, litigano e poi fanno pace, ed escono a braccetto alternandosi e sostenendosi per una caudalie intensa e persistente.

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Chiudiamo con i fuochi d’artificio, e nel salire scendiamo: dal Piemonte si va nella caldissima Puglia. Andiamo a chiamare in causa un genio: Paolo Patruno di Tenute Patruno Perniola. Quando leggerà che lo chiamo genio avrà sicuramente qualcosa da dirmi, me la vedrò io dopo ma non ritratto. Si può lavorare l’uva in tanti modi, c’è l’amore, c’è la passione, c’è la serietà e poi c’è Paolo Patruno.

Uno che si reinventa vignaiolo in epoca relativamente recente e che porta tutta la metodicità di una precedentemente appresa scienza, quella medica, al servizio della terra e della pianta. Ma non si accontenta. Paolo deve conoscere tutto, è maniacale e scrupoloso da controllare fino all’ultimo acino, deve andarsi a sincerare del tipo di clone che sta lavorando e come lo sta facendo sul suo territorio perché semplicemente fare uno dei più buoni primitivi di Gioia del Colle, nonché uno dei migliori vini che mai berrete non era abbastanza! E ce ne fossero di persone e anche di primitivi così!

Il Marzagaglia è un viaggio non è un vino, eppure c’è un’uva sola. È un viaggio, che ti porta a conoscere un territorio e una persona da dentro una bottiglia! Ricchezza dei profumi che spaziano dai primari ai terziari e un’importante lunghezza gustativa. È il “vinone” dai. 
Per abbinarlo serviva importanza, spezie, sapori decisi, succulenza, grassezza, umami…ne serviva tanta di carne al fuoco e allora ne abbiamo messa tanta. Una guancia di manzo sous-vide con una salsa di riduzione di vino rosso ad addensare e amplificare le sensazioni gustative e tenere testa a quel cavallo scalciante che è il Marzagaglia.

Non ci troverete mai dal lato di quelli che si lodano e preferiamo di gran lunga guardare le facce delle persone che bevevano e mangiavano di gusto, svuotando in un lampo piatto e bicchiere. Perché quello è: se l’abbinamento c’è il boccone è invogliato. Basta questo. Sipario.

La chiusura di una serata fantastica, un dolce e qualche chiacchiera e risata in più. Le persone che se ne vanno ringraziandoti e chiedendoti quando sarà la prossima volta. E poi poco conta se non aveva funzionato il microfono per un problema tecnico e hai dovuto urlare più di 2 ore per 50 persone. Quello anzi è la parte più bella della serata, che ci spinge a fare quello che facciamo con la passione e l’amore con cui lo facciamo.

Riorganizzeremo presto sia con Cristian che ci ha offerto il migliore del supporto e della qualità, sia in generale nuovi eventi Mostovivo. Perché ci piace stare insieme a tutti voi, perché solo così sentiamo di fare attivamente qualcosa per diffondere quella cultura del buon bere e del buon mangiare. Perché le nostre serate grazie alla vostra presenza e al vostro supporto, sono quello che ci fa esclamare Mo sto vivo!

Alla prossima!

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