L’anima del Piemonte

langhe vigna

Introduzione

Se parliamo di vino italiano il pensiero rapidamenente corre e si va ad orientare verso quella culla di cultura enologica che è stato ed è il Piemonte e di quanto da quelle terre sia nato molto del prestigio e della fama per cui l’Italia è conosciuta nel mondo.

La cultura e lo sviluppo del vino in Piemonte ha radici antiche infatti e trova traccia un po’ in ogni punto del territorio. Partendo dal nord verso il novarese vediamo già fare la comparsa dell’uva nebbiolo che qui viene chiamata Spanna, nome derivato dal suo metodo di allevamento.
È forse la parte più a sud però, dalle parti di Asti e Alba, che maggiormente ha segnato il destino di questa regione e dell’enologia italiana per intero. Stiamo parlando delle Langhe e del Monferrato, due territori adiacenti, legati a doppio filo, che presentano però tantissime sfaccettature ed espressioni differenti.

langhe pressa vino

Prestigio e storia in due prodotti

Pensate sia un caso che la zona è anche stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e si trova nella lista dei siti più belli d’Italia? Beh, chiaramente no. Vedere per credere. E una visita in queste terre è assolutamente un’esperienza…soprattutto enogastronomica! Non è un segreto qui l’intera economia regionale (e non solo) gravita per valore intorno a due prodotti: il tartufo bianco e il vino. Sì ok, ci sarebbero le nocciole a condividere questo podio ma lì parliamo anche di valore complessivo e non nominale, ed in più, se cominciamo ad allargare la lista delle eccellenze regionali, potremmo non finirla più.

Cenni storici

La viticoltura nella regione risale addirittura al VII secolo a.C., quando i coloni Greci portarono la coltivazione della vite in Piemonte. Nel Medioevo, le cantine del Monferrato erano una fonte di vino pregiato. Nel XVIII secolo, il vino prodotto in Piemonte ha iniziato a guadagnare fama in tutta Europa. Il vino prodotto in questa regione, sebbene molto differente da quello che conosciamo oggi, era considerato di eccellente qualità ed era un prodotto di esportazione di grande successo. Ma fu il XIX secolo che vide la trasformazione all’interno di questo territorio. L’industria del vino in Piemonte crebbe e divenne sempre più sofisticata anche e soprattutto per mano di persone come Camillo Benso conte di Cavour che, come ministro dell’agricoltura, contribuì fortemente alla valorizzazione di questi territori. Furono introdotte nuove tecnologie e metodi di produzione, spesso ispirandosi ai cugini francesi o avvalendosi direttamente della loro collaborazione e questo contrinuì a migliorare la qualità del vino. Ed è grazie a queste innovazioni, alla dedizione, alla perizia con cui si sono affrontate le sfide di fine ‘800 e quelle del ‘900, che le Langhe e il Monferrato sono diventate una delle più importanti, rinomate e apprezzate aree vinicole del Piemonte, arrivando forti fino ai giorni nostri, facendo anche emergere vini pregiati come il Barolo e il Barbaresco.

cappallotto

Oltre Barolo e Barbaresco

Vi abbiamo già parlato un po’ del Barolo di Serralunga d’Alba e quindi di quel territorio (link). Qui però vorremmo muoverci al lato delle due eccellenze territoriali di Barolo e Barbaresco e provare a vedere cosa c’è in tutto quel sottobosco di territorio che circonda queste due grandiose aree di produzione. Siamo nelle terre dove Barbera, Dolcetto, Arneis ma anche lo stesso Nebbiolo la fanno da padrone. Le terre amiche dei piemontesi doc (o docg se preferite), terre generose che hanno “dissetato” i suoi abitanti nella vita di tutti i giorni da secoli e secoli.

Quattro uve e almeno altrettanti microterritori. Eh sì perché qui siamo in territorio di Langhe, di Alto e Basso Monferrato, di Roero ed ognuno avrà le sue caratteristiche.

barbera
Il Monferrato

Avremo quindi calcare e marne bianche e grigie in Basso Monferrato che ci daranno prettamente Barbera e Nebbiolo dalle profumazione molto orientate sui sentori primari con una piccola spunta sulle note floreali. Di contro, l’Alto Monferrato che comprende l’Astigiano e quindi Nizza e altri territori di cui vi abbiamo parlato in un articolo dedicato (link), vedranno invece dei territori ricchi di ferro e magnesio che assumeranno toni rossastri. Qui forse la dominazione della Barbera è più evidente e il suo colore e profumi decisamente più importante, intenso, e con una dominante fruttata che però può alle volte dare sfumature anche più complesse di secondarizzazione se non anche terzializzazione laddove entri in uso la barrique.

Le Langhe

Le Langhe invece saranno figlie di quelle due caratterizzazioni geologiche e orografiche che poi avranno la summa a Barolo e Barbaresco. C’è la presenza quindi di territori con suoli Elveziani e Tortoniani (16-14 milioni di anni fa il primo, 11.5-7 milioni di anni fa il secondo). Essenzialmente la presenza nel sottosuolo vede calcare, sabbie e marne grigie o bluastre a seconda della zona. L’influsso dei terrerni sulla pianta sarà forte ed ostacolerà sia il vigore vegetativo che produttivo, portando la vite a dover estrarre e tirar fuori tutta la sua forza per esprimersi al meglio. E sappiamo bene come un’uva su tutte, non senza le sue difficoltà, riesca in quest’impresa: il Nebbiolo. In tutte le sue forme ed espressioni, sempre e comunque scarico di antociani e quindi di pigmentazione nel colore. Scarsità cromatica che però si contrappone a quella gusto-olfattiva, sempre carica da un punto di vista di acidità e aromi complessi che variano con il luogo e l’evoluzione. Passiamo dall’austerità dei territori Elveziani più antichi, alle rotondità di quelli Tortoniani, entrambe supportate da quel tannino sempre presente che dà all’uva quel suo intrinseco potenziale evolutivo.

Il Roero

Infine il Roero, territorio decisamente più giovane risalente al Pliocene (5 milioni di anni fa) con evidenti lasciti calcarei e fossili marini a testimoniare come qui, nell’antichità, ci fosse il mare. Quindi non sorprendiamoci se in un vino di una regione che di mare non ne ha andiamo a trovare quei tipici sentori di mineralità marina! Anche qui troveremo produzione di uve rosse tra cui anche il Nebbiolo che sta mostrando interessantissime sfumature. Ciò nonostante, con queste caratteristiche che favoriscono le durezze del vino, qui a farla da padrone sara un’uva bianca su tutte: l’Arneis. Uva straordinaria e molto malleabile che si presta a spumantizzazione, alla realizzazione di vini fermi giovani, così come all’utilizzo di botti per creare versioni da affinamento e da invecchiamento che possono davvero sorprendere e impressionare.

Langhe e Monferrato sono oramai una realtà che si esprime con assoluta qualità attraverso i suoi territori, le sue uve, ma soprattutto attraverso la mano sapiente di tantissimi e noti produttori. Possiamo oramai trovare all’interno di questi territori tantissime alternative ai blasonati nomi di Barolo e Barbaresco ed arrivare comunque a delle grandissime bevute che tra l’altro riescono a coprire una gamma più ampia di abbinamenti. Non è un caso che gli stessi produttori di Barolo e Barbaresco molto spesso abbiamo coltivazioni all’esterno di queste due aree e si dedichino all’Arneis, alla Barbera, al Dolcetto e a tutte le altre sfumature del territorio che arriva anche ai Moscati, al Grignolino e altre.

Mostovivo e il Piemonte

Noi di Mostovivo siamo particolarmente amanti di questa regione e di questi territori e con orgoglio e dedizione lavoriamo con più cantine, attraverso le quali tentiamo di raccontare la bellezza di un luogo e l’amore per i prodotti che ne escono. È già capitato che alle nostre cene o eventi infatti comparissero barbere, nebbioli, baroli, barbareschi etc. e ogni volta è stata una gioia e un piacere poterli condividere con tutti voi. Abbiamo anche voluto dedicare la nostra seconda masterclass a questi luoghi per offrirvi ancora una volta la possibilità di conoscere quei vini che abbiamo così fortemente voluto rappresentare.

Come? Non siete riusciti a prenotare perché i posti erano pochi? Tranquilli, ne faremo delle altre.

Stay tuned, e come sempre, un colpo al cerchio e uno alla botte e si và avanti!

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