Non solo Barolo! La barbera di Roberto Ferraris

non solo barolo 1

Non solo Barolo!

Non è una novità: l’Italia è tra i produttori di vino più apprezzati e conosciuti nel mondo. Ciascuna regione italiana presenta una o più produzioni vinicole per un panorama ampelografico di microclimi e territori tra i più vasti e diversificati di tutto il mondo enologico. Se avrete l’occasione, provate a fare un giro nelle nostre regioni e scoprirete dei tesori nascosti anche lì dove pensavate di conoscere ormai tutto. 

All’interno di questo universo poi abbiamo ovviamente delle eccellenze o quantomeno dei luoghi che per storia, tradizione e risonanza al livello mondiale, si sono affermati e imposti nell’immaginario collettivo come luoghi di eccellenza: è il caso del Piemonte. Vi abbiamo già portato un pochino a conoscere questa regione parlandovi di Villadoria e quindi di quella zona vicino Alba dove nasce il Barolo. Ma il Piemonte non è solo Barolo, e c’è un motivo se tutto il suo territorio delle Langhe e del Monferrato è diventato patrimonio UNESCO. È in questi territori che viene coltivata una delle uve che maggiormente sta facendo parlare di sé negli ultimi tempi: la Barbera.

Da precisare che il Barolo, come il Barbaresco, provengono da un’uva, il Nebbiolo, che si riesce a coltivare solo in presenza di zone umide (il nome proviene da quella nebbia che scende fina, soprattutto in quei posti durante il raccolto autunnale). Un’uva esigente molto delicata e difficile da coltivare.

Mentre l’uva Barbera, che poi dà il nome al vino, è una pianta generosa, semplice, ma ricca di gusto e dagli aromi fruttati. La Barbera è “casa” come il nome che è stato dato a questo vino “il vino della gente, del popolo”. Perché questo è. Se il Barolo o il Barbaresco furono visti come vini delle occasioni, la Barbera (non chiamatela mai “il Barbera” davanti a un piemontese) è stata per lungo tempo il vino del cuore, il vero vino del Piemonte e dei piemontesi.

Nella musica infatti un giovane Giorgio Gaber la accostava al pregiato Champagne francese. Non scelse un Barolo, ma fu la barbera ad essere scelta per accostare il nobile al popolare e consolare così l’amore sfumato. Un vino umile quindi, vicino alle persone.

Ma questo era la tradizione e la Barbera non si è davvero fermata qui. La sua produzione è infatti cresciuta in maniera esponenziale, apportando dei cambiamenti importanti e rinnovandosi. Sarà il suo gusto fruttato, la sua acidità ben dosata o l’affinamento che all’acciaio ha affiancato le botti di rovere? Di sicuro c’è che ora la Barbera sta entrando di diritto a far parte di sempre più momenti della nostra vita, da quelli familiari fino a quelli più austeri e celebrativi.

La sua popolarità basa prorio su questa sua grande versatilità, che la rende protagonista sulle tavole italiane, perchè sa abbinarsi con carattere a tutte le pietanze più corpose della gastronomia del nostro paese. È un vino che si beve tutti i giorni e per  questo ha guadagnato più notorietà, non solo qui da noi, ma anche all’estero.

Stiamo parlando di quei vini un po’ fruttati, che restano nella memoria, che non aggrediscono con tannini feroci e riescono a farsi notare anche oltre Oceano. Basti pensare  ai vigneti  di Barbera in America ed Australia.

non solo barolo 2

Roberto Ferraris, l’amore per la Barbera

Ritornando in  Piemonte ad Agliano Terme, esiste una piccola azienda vinicola che è una vera e propria gemma della produzione della Barbera: l’Azienda Agricola Roberto Ferraris. Fondata nel 1923 da Stefano Ferraris, che con passione, seguendo la tradizionale cura delle viti e inserendo l’allevamento a guyot,  ha realizzato quasi 12 ettari di vigneto rigoglioso e fiorente. Oggi, grazie a Roberto suo nipote che ha proseguito con lo  stesso amore e cura per i vigneti, possiamo trovare un’azienda ancora più fiorente che vanta la produzione di diversi vini. In questa azienda non si fanno prigionieri, si beve BARBERA!

Dalla passione di Roberto a quella del figlio Marco si capisce quanto la Barbera sia il loro vigneto del cuore, tanto da averlo studiato, capito, interpretato e reinterpretato in tante varianti. Si parte da due “basi”, definite tali solo perché affinate esclusivamete in acciaio.

Da una parte I Suorì, chiamiamolo il primo passo all’interno della produzione aziendale, affiancato poi dal Nobbio, sempre da Barbera 100%. Ma voi ce l’avreste il coraggio di chiamare base  un vino che viene da vigne vecchie di 80 anni? Ecco, noi no e pertanto non lo facciamo. Il Nobbio è già totalmente definibile come cru  in quanto le sue uve provengono da un’appezzamento selezionato e presenta una discreta complessità sia al livello gustativo che olfattivo.

Salendo di livello entriamo nel campo degli affinamenti in legno nelle varianti Bisavolo (vino dedicato al fondatore) che utilizza tonneaux da 500l, e La Cricca (la gobba o sommità della collina) in cui entrano in gioco le barrique. Questi due vini ci fanno veramente capire cosa stia succedendo alla Barbera in provincia d’Asti. Eh sì perché se magari quella d’Alba suoni più familiare all’orecchio, è qui ad Asti che stiamo assistendo alla rivoluzione della Barbera da mani come quelle di Roberto.

Botti di rovere francese, affinamenti lunghi e un vino che non è più il vino che conoscevamo solo semplice e beverino. La Cricca  ci mette davanti ad una realtà: quella che anche la Barbera ha tutte le carte in regola per essere un grande vino da affinamento. Complessità gustativa perfettamente bilanciata da un bouquet ricco, che si amplia molto dai semplici sentori primari di frutta e fiori. E poi, non ci scordiamo il tannino sempre vellutato e delicatissimo quasi da sembrare assente ma che ritorna sul finale per asciugare la bocca quel minimo che basta per invogliare la nuova bevuta.

La perla: Nizza

Potevamo concludere senza parlare del Nizza? No, non si può non parlare della gemma assoluta della Barbera d’Asti. Nizza è quel piccolo appezzamento, una collinetta, che per esposizione, sottosuolo e microclima maggiormente sta balzando alle cronache. Qui Roberto possiede una splendida vigna di un paio d’ettari e il suo Nizza si chiama Liberta, senza accento sì. Chiamato così dal nome del precedente proprietario: Aliberti. Il Liberta è il risultato dell’assoluta selezione qualitativa proveniente da questo vigneto.

Con il Liberta si va davvero a infastidire i piani alti dell’eccellenza piemontese. Andiamo davvero a guardare direttamente quei campioni di Barolo e Barbaresco come a dire ‘Hey! Ci sono anch’io!’

Qui c’è un vino che non ha assolutamente nulla da invidiare al Nebbiolo e anzi, nelle sue unicità entra di diritto come una validissima alternativa da affiancare ai grandi e sostituire la bevuta di tanti pessimi Barolo o Barbaresco che vengono fatti e bevuti solo per il prestigio – reale? – di poter dire “l’ho bevuto”.

Noi siamo per l’autenticità, per le cose vere, dove c’è qualità lo riconosciamo e anzi vogliamo sostenerla. Nel Liberta c’è tutta l’emozione che vorreste da un grande vino con l’aggiunta di una versatilità e un’ampiezza di bevuta che vi consente al tempo stesso di berlo subito e di farlo invecchiare molto molto a lungo.
E che deve fare di più di così un vino?

non solo barolo 3
Roberto Ferraris e il nostro Simone felice del suo acquisto

Passato, presente e futuro

La Barbera è stato un vino che ha saputo farsi conoscere ed apprezzare, è un vino che è cresciuto con noi, dai nostri nonni poi con i nostri padri è giunto fino a noi. È  cresciuto nel vero senso della parola e con la crescita si è migliorato tantissimo e mostra un chiaro e limpido ulteriore potenziale di crescita per il futuro. La Barbera è presente e futuro della tradizione italiana.

Se capitate in quelle zone sappiate poi che oltre all’infinita ospitalità di Roberto e Marco, la cantina del 1800 dell’azienda è visitabile e mostra sculture naturali in vite, alcune di queste magnificenze sono anche esposte al Castello di Grinzane Cavour.

In più siete in terre di meravigliose mangiate di superba qualità, Asti è ad un passo e sinceramente merita una visita se non siete mai stati…

Oh, ma che siete ancora qui a leggere?

COSA ASPETTI?

Vuoi partecipare anche tu al prossimo evento Mostovivo? E allora iscriviti alla nostra newsletter e resta aggiornato su tutte le prosisme date!!

Condividi

Altri articoli

Filodivino

Filodivino, tra Verdicchio e Lacrima

Nel pittoresco paesaggio collinare di San Marcello, nasce un progetto vitivinicolo che cattura l’essenza dell’innovazione e della tradizione: Filodivino. Questa avventura, iniziata da Alberto Gandolfi,

verdicchio

Il Verdicchio, un migrante dal nord

È una storia controversa, quella del Verdicchio, vitigno autoctono marchigiano. Ad onor del vero, tuttavia, quest’uva non ha sempre fatto parte del patrimonio ampelografico della

amarone valpolicella

Amarone della Valpolicella

TRA LEGGENDA E REALTA’ È il 1936 e nella barriccaia di Villa Mosconi, sede operativa della Cantina Sociale Valpolicella, istituita nel 1933 da Gaetano Dall’Ora,

CONTATTACI