Si dice Primitivo, si pronuncia Patruno Perniola

Primitivo Patruno Perniola

I mutamenti climatici negli ultimi anni hanno avuto gravi effetti sui vigneti e sulla produzione di vino; nonostante ciò, la Puglia si conferma nel 2021 la seconda regione vinicola per quantità d’uva in Italia. Questo dato è ovviamente croce e delizia per chi come noi ama il vino e vuole andare oltre i semplici numeri. Ma la Puglia è anche un territorio in continua crescita che sta producendo vino sempre più di ottima qualità.

Non è un caso l’enorme interesse da parte della stampa, nazionale e non, su tutte quelle che sono le regioni vitivinicole al suo interno.

Tra queste, spicca il territorio delle Murge e al suo interno il suo gustoso e corposo Primitivo.

Il Primitivo – Origine del nome

Il nome Primitivo deriva dalla parola latina primativus, ossia “precoce”. Poichè storicamente si vide che le uve di questo vitigno tendevano a maturare prima delle altre, gli venne affibbiato il nome di Primitivo. Infatti, possiamo vedere come in alcuni casi, già ad Agosto le uve sono pronte per la vendemmia.

Storia del vitigno

ll Primitivo è un vitigno a bacca rossa italiano. Alla base questa bacca presenta una parentela genetica con il vitigno Zinfandel (californiano) e con il vitigno croato Plavac Mali. Sebbene le origini esatte non siano state del tutto definite, oltre alla parentela genetica tra questi vitigni, si stima che le prime barbatelle di Primitivo giunsero in Italia attraverso la Dalmazia, per poi diffondersi in tutto il Mediterraneo.

I primi documenti relativi a questo vitigno risalgono alla seconda metà del 1700 e fu proprio allora che si iniziò a chiamare questa particolare uva nera dolce e gustosa “primitiva” perchè si notò una sua prematura maturazione.

Caratteristiche organolettiche

Il colore è rosso rubino, intenso e tendente al violaceo in gioventù; l’odore ricorda i frutti di sottobosco con note di ciliegia, amarena e prugna; il sapore è morbido, caldo, avvolgente, pieno, con un tipico finale ammandorlato.

L’acidità e il tannino gli permettono di diventare un’ottima base per vini da lungo affinamento e qui, seppure anche in Italia non manchino gli esempi, è il cugino Zinfandel che ha mostrato quanto questo vitigno sappia reggere e digerire il legno delle botti per poi mostrare tutta la sua forza attraverso gli anni.

primitivo patruno perniola

Gioia del Colle – nomen omen 

Vorrei parlarvi di un territorio che forse vi è meno noto: quello di Gioia del Colle. Quando si sente parlare di Primitivo la mente viene forse immediatamente trasportata verso Manduria. Manduria, che poi non è il vero territorio di coltivazione dei migliori primitivo del tarantino, ha saputo farsi apprezzare e conoscere oltre che per la qualità, anche e soprattutto perché dotata di una ferrovia che ha agevolato le esportazioni. La denominazione infatti non prende il nome dalla migliore delle zone di produzione bensì dalla cittadina da dove il vino partiva.
Gioia del Colle invece è un territorio storico per il Primitivo. Qui tra l’altro ci sono ancora molte vigne ad alberello, ossia quella forma di allevamento della vite che vede lo sviluppo della pianta svincolata dai tralicci e che vuole l’intero processo di raccolta tassativamente effettuato a mano.

Questo tipo di allevamento ha soprattutto radici nelle regioni mediterranee che per il loro clima, spesso sono molto assolate e aride.

Oltretutto, laddove Manduria si trova su un territorio quasi a ridosso del mare, Gioia del colle presenta una discreta altitudine che ci parla quindi di un territorio morfologicamente più antico, ergo più ricco in sostanze minerali.

primitivo patruno perniola

Storicità e caratteristiche del sottosuolo delle Murge

Il territorio collinare delle “terre rosse” di Murgia permette uno sviluppo eccellente del Primitivo. Il termine deriva dal colore rossiccio del territorio perchè ricco di minerali. Rispetto ad altre zone regionali e nazionali, le condizioni climatiche e territoriali sono favorevoli grazie alla posizione collinare, l’esposizione al sole e le continue escursioni termiche. Questo terreno carico detriti, sassi e argille consente un’eccellente drenaggio e costituisce un fattore isotermico per la pianta in zone dove le temperature, specialmente quelle estive, tendono ad essere particolarmente alte.

primitivo patruno perniola

Tenute Patruno Perniola, l’incontro tra ragione e sentimento

Tenute Patruno Perniola è un’azienda agricola bio certificata con cantina ecosostenibile, agriturismo con ristorazione e masseria didattica. La produzione comprende, oltre al vino, anche olio, frutta, verdura, miele e cereali.

Se partite da Bari alla volta di Gioia del Colle, non fate in tempo ad arrivare in zona che lì, nel nel cuore della Murgia pugliese, troverete questa splendida tenuta tutta in bianco che quasi ricorda una fazenda argentina.

L’azienda ha una storia molto antica che risale già al lontano 1800 grazie alla passione e all’amore della famiglia Patruno per il territorio.

Da questo amore nasce la voglia di valorizzare il vitigno principale della zona ossia il Primitivo di Gioia del Colle che ha origini molto antiche.

Andare a visitare Tenute Patruno Perniola è un viaggio nel viaggio e per noi è stata un’esperienza unica. L’odierno titolare, Paolo Patruno, è una persona autentica di quelle belle persone vere che ti sanno trasmettere quanto amano quello che fanno dall’energia e la competenza che ci mettono quando ne parlano. La sua storia personale a dispetto di quella familiare, non parla di una tradizione vignaiola bensì di un background accademico sviluppato in campo medico. Quando Paolo decide però di riprendere le redini dell’azienda familiare si riappropria dei mezzi e delle conoscenze tecniche e non con il tipico piglio di chi, accademicamente e professionalmente, era abituato alla precisione e alla meticolosità.

Leggermente dislocato rispetto alla struttura centrale, Paolo possiede anche uno dei più grandi appezzamenti ad alberello della zona da cui sforna esclusivamente il suo 1821, il vino principale e più importante. Un potpourri intensissimo di sapori, profomi, sensazioni tattili, persistenza gustativa quasi masticabile, un vino che davvero cambia nel bicchiere man mano che lo si degusta e che sa accontentare l’esperto navigato bevitore come il neofita.

Tornando in azienda, tutto intorno all’edificio centrale, che comprede B&B e ristorante, abbiamo gli altri vigneti. Ovviamente anche qui è il Primitivo a farla da padrone, ed è qui che Paolo con il suo team hanno dato fondo alla ricerca, operando una capillare selezione clonale di primitivo e andando ad allevare cloni differenti su filari contigui.

Di quali cloni parliamo? Ah beh, questo dovreste chiederlo a Paolo che li conosce uno ad uno neanche fossero i figli! I grappoli sono piccoli, spargoli, ricchi di succo, gustosissimi, dalla buccia spessa e fine a seconda del clone. Tanta è la ricchezza e la differenza di caratteristiche che si fa quasi fatica a chiamarlo tutto “primitivo” come fosse un vitigno unico, qui davvero sembra quasi di parlare di un blend di uve.

primitivo patruno perniola

Tutto questo contribuirà ad una ricchezza aromatica che prende forma in 3 varianti: il Marzagaglia, il Lenos e il Ghirigori. Sul primo dei 3 e sulle emozioni che suscita abbiamo già parlato in un precedente articolo a cui vi rimando.

Gli altri due sono due varianti in rosso e in rosato di come queste uve sappiano assolutamente stregare con rimandi a complessità gusto-olfattive inusitate anche quando fanno solo affinamento in acciaio e botti grandi. Ogni vino è una storia, quattro produzioni e tutte da Primitivo ma è come se parlassimo di prodotti totalmente diversi. C’è anche lo Striale, un bianco da Verdeca con una ricchezza e un’acidità davvero sorprendeti, sentori di fiori bianchi e gialli, mineralità a fiumi e una persistenza davvero sorprendente.

Ah dimenticavo, lo scrivo così magari lo convinco, Paolo ci ha confessato che in un esperimento “segreto” questa Verdeca è anche diventata uno spumante metodo classico.

Beh, considerati gli aromi dello Striale e quell’acidità/mineralità, insomma quella forza del vino, non possiamo che credere che sia un altro capolavoro. Ok Paolo, non è un prodotto che deve andare in commercio ma un gioco fatto più per provare…però una bottigliuccia come test da provare nelle nostre degustazioni Mostovivo potresti mandarcela no? Qui siamo tutti in trepidante attesa!

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